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IL CORTEO COME RAPPRESENTAZIONE TEATRALE. I PERSONAGGI

  Se il tema ispiratore del Corteo storico è il Trionfo di Marcantonio Colonna ricondotto nel contesto palianese, la sua collocazione temporale è senz’altro inserita tra il 1572 e il 1575. Sempre in ambito locale sono stati tratti i personaggi storici – che seguono il principe nella sfilata e che partecipano alla rappresentazione teatrale – dai documenti del XVI secolo conservati nell’archivio storico comunale e direttamente dagli Statuti di Paliano del 1531, la cui codificazione degli usi, delle consuetudini, delle cariche pubbliche e amministrative si protrasse, tranne poche eccezioni, almeno per 300 anni, per terminare con la Restaurazione, il ritorno di Pio VII a Roma e l’abolizione delle giurisdizioni feudali, compresi gli Statuti comunali.

MARCANTONIO COLONNA – Nato a Civita Lavinia (l’odierna Lanuvio) nel 1535, divenne principe di Paliano nel 1569 con il privilegio, resogli da Pio V, di trasmettere la carica per eredità ai maschi primogeniti della famiglia. Dallo stesso pontefice fu nominato capitano generale dell’Armata romana, luogotenente di don Juan d’Austria e messo a capo della flotta pontificia e dell’Ordine di Malta nella spedizione contro i turchi. Nonostante la crescente gelosia degli spagnoli nei suoi confronti, egli riuscì, tuttavia, a smussare i dissidi tra questi e Venezia e a ricucire quei rapporti ormai incrinati per le inevitabili divergenze di ordine tattico-strategico e per l’orgoglio “nazionalista”, e a Lepanto, anche se gli spagnoli andarono alla battaglia «tirati come biscie a forza d’incanto» il Colonna contribuì alla vittoria finale. Messo a riposo forzato e in cattiva luce per le gelosie dei suoi avversari, egli ebbe, tuttavia, la nomina a viceré di Sicilia nel 1577 e nel 1584, invitato in Spagna con il pretesto di un’offerta per il comando della flotta di Filippo II, la famosa Invencible Armada, Marcantonio Colonna morì improvvisamente a Medinacoeli il 1° agosto, forse avvelenato dai suoi rivali.

   Il principe di Paliano (interpretato da Lorenzo La Favia) muove a cavallo preceduto dagli stendardi del Palio, del Principato di Paliano e dei Colonna. Egli è seguito dai suoi familiari vissuti all’epoca della battaglia di Lepanto: la madre Giovanna d’Aragona, la moglie Felice (o Felicina) Orsini, i figli Fabrizio - con la moglie Anna Borromeo - Vittoria e Costanza. Le sorelle Vittoria - col marito don Garçia Alvarez di Toledo - e Agnesina - col marito Onorato Caetani duca di Sermoneta - comandante delle fanterie pontificie a Lepanto.

CAPITANO DELLA FORTEZZA – Era il comandante militare della Fortezza, della piazza e della milizia colonnese, ed era anche un componente del consiglio della Comunità.

CAPITANO DEL POPOLO (o CAPOPOPOLO) – Era la massima autorità civile e giudiziaria di Paliano. Reggente, governatore e giudice, tutelava il popolo nella sua organizzazione sociale, economica e professionale. Veniva scelto ed eletto dai consiglieri della Comunità nel giorno della festa di sant’Antonio abate (17 gennaio). Tra i suoi compiti c’era anche quello di custodire gli Statuti e le “consuetudini” della Terra di Paliano. Ne venivano eletti due, i quali si dividevano i compiti assegnati: a quel tempo erano Pietro Turella e Antonio Di Marco.

CONTESTABILE (o CONNESTABILE) – Era il capo del rione o della contrada e lo Statuto ne prevedeva sei, di cui uno eletto tra i nobili. Nel 1560 i rioni e le contrade di Paliano erano: lo Piano (piazza S.Andrea), lo Borgo (S.Anna), la Portella, Fossa di Lupo (o Fossolupo) Colle e Pigna. Intorno al 1572 erano ridotti a cinque perché Fossa di Lupo non fu più considerato. Nel giugno di quell’anno i contestabili erano: Giulio Cognoli, Antonino Tucci, Lucio Olivieri, Felice Diotani, Angelo Fasano e Federico Di Stefanuccio in rappresentanza dei nobili. 

SOLDATO DELLA CURIA - Era l’autorità di Polizia a cui era demandato il compito dell’azione investigativa sui reati commessi e di reprimere la criminalità.

SOPRINTENDENTE (o SORVEGLIANTE) – A questa figura erano affidate mansioni importanti, quali il controllo delle strade interne ed esterne di Paliano e la loro pulizia, il controllo dei confini della Terra, il controllo dei pesi e delle misure, l’imposizione del prezzo della carne, del pesce, del vino e dei prodotti artigianali. L’imposizione della quantità di pane da vendere e della quantità di frumento che ogni mugnaio poteva pretendere per ogni salma macinata. Il soprintendente stabiliva, inoltre, il luogo dove doveva essere gettata l’immondizia.

MANDATARIO – Era il funzionario che si obbligava a compiere uno o più atti giuridici nell’interesse del “mandante”. Era una sorta di legale rappresentante della Comunità.

CAMERLENGO (o CAMERARIO) – Era il tesoriere e/o il ragioniere generale. Veniva eletto subito dopo i capipopolo e durava in carica un anno,  il suo compenso era di un ducato. Il suo compito era quello di compilare i registri delle entrate e delle uscite, redigere i bilanci e amministrare i beni della Comunità su mandato degli ufficiali e dei consiglieri. A quel tempo, il camerlengo di Paliano si chiamava mastro Tranquillo.

VESCOVO DI PALESTRINA, OTTONE TRUCHSES DE WALDBURG – Non è una figura tratta dallo Statuto, ma è comunque un personaggio importante in quanto nel 1571 fu lui, su richiesta di Marcantonio Colonna, ad elevare al rango di collegiata (formata cioè da un collegio di canonici) la chiesa di sant’Andrea in Paliano.

   Quelli elencati sono solo alcuni dei personaggi le cui cariche pubbliche, mantenute più o meno ancora per quarant’anni, sono tratte direttamente dagli Statuti di Paliano del 1531. Concorrono e partecipano in gran numero al Corteo storico palianese i nobiluomini, le nobildonne, il popolo rappresentato anche nelle professioni: i pastori, i massari, i mugnai, gli osti, i vari artigiani, le lavandaie, le nutrici, balie e fantesche. Ci sono poi i soldati del presidio, o miliziotti colonnesi, con tanto di corsaletto (armatura) morione (elmo) e alabarda, i quali fanno la scorta al principe, mentre uno di essi scorta i prigionieri turchi (legati uno con l’altro con una corda). In occasione dell’ultima edizione del Corteo storico è stata fatta sfilare, trainata da quattro serventi, una bombarda del XVI secolo, ricostruita fedelmente – in base a disegni dell’epoca – dai contradaioli di Terrignano.

   Dalla 2a edizione (1999) sfilano alcuni figuranti rappresentanti i frati Cappuccini, a quel tempo fatti imbarcare sulle galee pontificie dirette a Lepanto per volontà di Pio V e presenti a Paliano, in un convento dell’Ordine, fin dalla fine del ‘500. Posti sotto la guida di frate Anselmo da Pietramelara, i compiti dei Cappuccini in quella battaglia

furono del tutto significativi: «sentir le confessioni di tutti quelli dell’Armata che si trovassero sul mare o altrove, e assolverli da tutti i peccati, aggiungere loro la penitenza e amministrare a tutti quelli della predetta Armata i santissimi Sacramenti dell’Eucarestia e dell’estrema Unzione, oltre a celebrar la Messa …». Partecipano alla sfilata, infine, i Musici del Corteo storico, un gruppo di 25 tamburi e 7 trombe da parata, il quale ha il compito di effettuare un adeguato ‘supporto sonoro’ all’intera manifestazione. Attualmente il Corteo storico è composto da circa 300-350 figuranti (compresi gli sbandieratori) e l’intento dell’organizzazione è quello di continuare a realizzare – qualitativamente – costumi, sia di nobili che di popolani, in sostituzione di vecchi modelli ma di riuscire a completare la serie di figure storiche tratte, come si diceva all’inizio, dai documenti e dagli Statuti cinquecenteschi palianesi. 

Paliano

Il Palio

Il corteo

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