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Marcantonio Colonna

Nato a Civita Lavinia (l’odierna Lanuvio) nel 1535, comandante della cavalleria spagnola nel 1553, Marcantonio Colonna divenne  principe di Paliano nel 1569 con il privilegio di trasmettere la carica per eredità ai maschi primogeniti della famiglia. Da papa Pio V fu nominato capitano generale nonché ammiraglio della flotta pontificia e dell’Ordine di Malta nella spedizione contro i turchi.

  Nonostante fosse ostacolato nella sua azione, riuscì tuttavia a smussare i contrasti tra la Spagna e Venezia e a ricucire, grazie a non comuni doti diplomatiche,  i rapporti tra quest’ultima e Genova, le due rivali divise da secoli dagli interessi economici e dall’orgoglio nazionalista.

   A Lepanto il Colonna contribuì grandemente alla vittoria finale. Messo a riposo forzato e in cattiva luce dalle gelosie degli spagnoli e dei baroni romani, ebbe tuttavia la nomina a vicerè  di Sicilia nel 1577 e nel 1584, invitato in Spagna con il pretesto di  un’offerta per il comado dell’Invencible Armada, la flotta di Filippo II, Marcantonio morì improvvisamente a Medinacoeli il 1° agosto, forse avvelenato dai suoi rivali.

  Durante la controriforma un rinnovato ed entusiastico fervore religioso attraversava l’Europa cattolica. Allarmato dalla dilagante minaccia turca nel bacino del Mediterraneo, Pio V promosse un nuova ‘Crociata’, coagulando attorno ad una Lega Santa la Spagna,  la repubblica di Venezia e i maggiori siti italiani. Una flotta di oltre 200 navi al comando di don Juan d’Austria , mosse incontro a quella  turca presso le isole Curzolari  e nel golfo di Lepanto, nel canale di Corinto (Grecia) la distrusse in gran parte il 7 ottobre 1571. Le cifre dello scontro furono impressionanti: con più di 500 navi coinvolte, Lepanto rappresentò sul piano militare la più grande battaglia della storia della marina a remi e la vittoria della Lega, sorretta senz’altro da una superiore tecnologia, allontanò per qualche tempo la minaccia turca dalle coste del Mediterraneo occidentale. Nonostante un maggior numero di navi e uomini e l’apporto dei tre più abili pirati barbareschi: Ul ϋc Alì (detto Occhiali), Mohammed Scirocco e Caracosa, il sultano Mehmet Alì Pascià perse nello scontro 150 navi e circa 18.000 uomini, mentre la flotta cristiana ebbe 15 galee distrutte o affondate e 7.500 uomini morti o prigionieri.

  Dopo la vittoria, Pio V e la città di Roma vollero tributare a Marcantonio Colonna solenni oneri simili a quelli che un tempo erano riservati ai condottieri romani quando tornavano vincitori con le loro legioni. Gli fu reso omaggio prima nel suo feudo di Marino, dove sostò qualche giorno, e poi a Roma, quando “…il corteo si formò alla Porta di Santo Bastiano…percorse la via Sac

ra, tra il Colosseo, la Domus Aurea, il Settizonio, il Campidoglio fino a San Pietro…”. La descrizione della parata e di quanto avvenne il 4 dicembre 1571, giorno del trionfale ritorno,sono riportati in due lettere : la prima di Domenico Tassolo indirizzata ad Annibale Bussi di Viterbo, l’al

tra di Francesco Albertonio inviata ad un tale Severoli. Forse da questi documenti, oppure da qualcuno incaricato dai Colonna di “ registrare” l’evento,l’autore degli affreschi  e delle decora

 

zioni nel Forte di Paliano trasse gli elementi per riprodurlo fedelmente sulle pareti delle stanze private di Marcantonio.

Paliano

Il Palio

Il corteo

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