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La battaglia di Lepanto

LA BATTAGLIA DI LEPANTO                                                                                                

   Durante la Controriforma un rinnovato ed entusiastico spirito religioso muoveva gli animi e gli stati dell’Europa cattolica. Allarmato dal dilagare della minaccia musulmana nel bacino del Mediterraneo, papa Pio V promosse una nuova ‘crociata’ contro i turchi, coagulando attorno ad una Santa Lega la Spagna, la repubblica di Venezia e i maggiori stati italiani. L’intento era di muovere guerra per mare all’impero ottomano. Una flotta di oltre 200 navi con circa 45.000 uomini tra marinai, rematori e 30.000 fanti imbarcati, al comando di don Juan d’Austria, mosse incontro alla flotta turca presso le isole Curzolari, e a Lepanto, nel golfo di Corinto (Grecia) la distrusse in gran parte il 7 ottobre 1571. Le cifre e il bilancio dello scontro furono impressionanti: Lepanto rappresentò sul piano militare, la più grande battaglia della storia della marina a remi e la vittoria della Lega, sorretta senz’altro da una superiore  tecnologia, allontanò la minaccia turca dalle coste del Mediterraneo occidentale. Nonostante la superiorità numerica di navi e uomini e l’apporto dei tre più abili corsari barbareschi, cioè Uluc Alì, Mohammed Soraq (o Chaoulak) detto Scirocco e Khara Khodja, detto Caracosa, l’ammiraglio turco Mehmet Alì Pashà perse a Lepanto 150 navi e circa 18.000 uomini, tra morti e prigionieri. La flotta cristiana ebbe invece 15 galee distrutte o affondate e 7.500 uomini fuori combattimento, tra morti e prigionieri.

   Dopo la vittoria, Pio V e la città di Roma vollero tributare al principe di Paliano Marcantonio Colonna, vicecomandante dell’Armata cristiana e ammiraglio della flotta pontificia, solenni onori alla maniera degli antichi condottieri romani quando tornavano vittoriosi con le loro legioni. Per questo fu reso omaggio al Colonna prima nel suo feudo di Marino, dove sostò qualche giorno, e poi a Roma, quando «…il corteo si formò alla Porta di Santo Bastiano… percorse la via Sacra, tra il Colosseo, la Domus Aurea, il Settizonio, il Campidoglio fino a S.Pietro... ». La descrizione del corteo e di quanto avvenne il mattino del 4 dicembre 1571, giorno del trionfale ritorno a Roma del vincitore, è riportata in due lettere: la prima è di Domenico Tassolo, indirizzata ad Annibale Bussi di Viterbo, l’altra è di Francesco Albertonio inviata ad un tale Severoli. Forse da questi documenti, come asserì il Navone, oppure da altro scritto di qualcuno incaricato dai Colonna di ‘registrare’ l’evento, l’autore degli affreschi e delle decorazioni della Sala del Capitano (che il Corti individuò in Pablo De Céspedes, la soprintendenza in Antonio Tempesta, o un suo seguace, Costamagna in un artista emiliano, Tarantino in Cesare Arbasia e infine Nicolai in Tiburzio Spannocchi e Paolo di Tagliacozzo) trasse gli elementi per riprodurre fedelmente il corteo sul cornicione della Sala. Di seguito, alcuni passi della lettera con la descrizione del corteo: «Il signor Marcantonio si mosse intorno alle venti hore con l’ordine infrascritto… veniva l’antiguardia di circa mille e cento archibuscieri tramezzati… da molti tamburi vestiti in livrea… vestiti superbissimamente quasi tutti in giacco e maniche e celata con penna e banderola… seguiva il corpo della battaglia… et dietro a loro 1560 soldati con le picche, armati tutti di corsaletto e morrione… erano nel medesimo corpo tutte le insegne che ascendevano al numero di 28 con quest’ordine… Seguiva su un corsiero alto uno de’ nostri vestito a la turchesca con una bandiera de’ turchi trascinata da lui per terra… seguivano i turchi prigioni in numero di 170 vestiti a livrea gialla e rossa, ligati due a due… dietro a loro un’altra fila di alabardieri. Poi veniva un gran numero di gentil’homini a cavallo, et dietro a questi quattro trombetti a cavallo… Seguivano i Caporioni insieme con il Priore… il signor Giorgio Cesarini a cavallo… portava lo stendardo del Popolo Romano… il cavaliere Ramagasso con gran stendardo frangiato d’oro, con l’arma del Papa… Succedevano i due nepoti di Sua Santità col sig. Pompeo Colonna a man dritta e col sig. Honorato Gaietano a man manca. Non molto distante da loro il Signor Marcantonio a cavallo in su un giannetto bianco come neve, guarnito di tela argento con redini e staffe simili… i suoi staffieri con cappe di panno nero e birretta con piume bianche e rosse. Dipoi il Senatore e i 3 Conservatori di Roma… seguitati da grandissimo numero di gentilomini a cavallo…»

Paliano

Il Palio

Il corteo

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