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Paliano nel XVI secolo

       PALIANO NEL XVI SECOLO

   Chiusa definitivamente la contesa con il vicino castro di Zancati, la cui distruzione avvenne nel 1495 (o ’96), il XVI secolo si aprì per Paliano foriero di avvenimenti, con l’incombente e continua minaccia della guerra. All’alba del 1500 era signore del castello Prospero Colonna, un capitano di ventura che tre anni dopo si renderà famoso, a Barletta, per aver scelto dalla sua compagnia i tredici miliziani che sconfiggeranno, in singolar tenzone, altrettanti cavalieri francesi nella Disfida del campo di Corato, divenuta celeberrima poi come la Disfida di Barletta. Caduta Napoli e gli Aragonesi, Prospero fu costretto ad affidare la custodia di Paliano al Sacro Collegio per prevenire un attacco francese, ma papa Alessandro VI Borgia nel 1501 fece occupare il paese dalle sue truppe e lo assegnò a suo figlio Giovanni. Restituito ai Colonna nel 1503 da Giulio II, Paliano passò nelle mani di Marcantonio I, nipote di Prospero. Con il consolidamento dell’alleanza tra la Spagna e i Colonna, aumentarono i contrasti tra questi ultimi e papa Clemente VII, sostenuto dai francesi. Alla fine del 1526, truppe papali al comando di Vitello Vitelli assediarono Paliano, ma dopo alcune settimane, nell’impossibilità di posizionare adeguatamente le artiglierie, dato il tipo di terreno scosceso e impervio, il Vitelli fu costretto a desistere dall’impresa. Nel 1528 Vespasiano Colonna, in dispregio al fidecommesso di famiglia, dispose che Paliano doveva essere ereditato da sua figlia Isabella, invece che da Prosperotto di Cave. Quest’ultimo, invece, con un colpo di mano occupò il paese, ma ne fu ben presto spodestato dal capitano Luigi Gonzaga, detto il Rodomonte. E’ di questo periodo l’incendio degli Archivi e la distruzione dell’antico Statuto medievale. Nel 1531 la comunità di Paliano si dotò di un nuovo Statuto concesso da Ascanio Colonna, ma quando si  inasprirono  i rapporti  tra il Colonna e Paolo III, a causa della cosiddetta “tassa sul sale” imposta dal papa sui feudi colonnesi, il castello fu investito da una nuova guerra portata dalle truppe di Pierluigi Farnese. Guerra che si concluse il 10 maggio 1541 con l’occupazione di Paliano e il 26 con la conquista della rocca.

   Sostenuto da Carlo V, Marcantonio Colonna estromise il padre Ascanio, con cui era in aspra lite, da tutti i suoi feudi nella Campagna romana, compreso Paliano. Ma il possesso fu di breve durata: deciso a distruggere i Colonna, Paolo IV Carafa nel novembre 1555 fece occupare il paese dalle sue truppe e lo consegnò a suo nipote Giovanni, duca di Montorio. Il capitano Piero Strozzi, sulla scorta dei progetti di Gian Sallustio Peruzzi, completò la costruzione della nuova poderosa fortezza di Paliano l’anno successivo. Per contrastare le mire espansionistiche del papa, appoggiato dalla Francia, ne derivò una guerra che interessò la Spagna (alleata dei Colonna) e che fu detta di Campagna perché fu combattuta tra Ceprano, Frosinone, Anagni, Acuto, Valmontone e Segni. Nel luglio 1557, con la decisiva battaglia di Paliano e la definitiva sconfitta dei Carafa, il papa fu costretto a riconsegnare il paese e la fortezza a Marcantonio Colonna. Entrati ormai nei favori dei nuovi pontefici, i

Colonna attesero a privilegi e committenze e a Paliano terminò, finalmente, un lunghissimo periodo di instabilità e di paura. Il placet agli Statuti comunali, le elargizioni a ex combattenti e veterani della milizia colonnese, i favori concessi a famiglie di Modena trasferitesi nel castello e un generale riordino della società civile, fecero di Paliano, nel frattempo diventato Principato e Stato, una città ambita ed importante e la sua fortezza la più sicura, la più temuta e la più imprendibile degli stati della Chiesa.La fine del ‘500 scorre senza particolari ed eclatanti ‘scossoni’ per la Comunità, se non per alcuni fatti tratti direttamente dalla tradizione orale e dalla… cronaca nera. Si racconta, infatti, che intorno al 1560-65 circa, ci fu una seconda distruzione di Zancati (o dei suoi resti ) dove si diceva trovassero rifugio alcuni briganti che rapinavano i viandanti sulla via Casilina. Oppure, al tempo di papa Sisto V, la vicenda del bandito palianese Crescenzio Rossi, il quale inseguito e catturato, fu giustiziato dagli sbirri pontifici e la sua testa portata a Roma su una picca ed esposta in Castel Sant’Angelo, sopra un cartello dove c’era scritto Crescentius rubeus de Paleano.

Paliano

Il Palio

Il corteo

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