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Articoli

Testi e ricerche storiche

Testi e ricerche storiche            ROBERTO SALVATORI

Foto                                               ASSOCIAZIONE TURISTICA PRO LOCO

 

Bibliografia

BIZZARRI, La città di Paliano, il castello di Zancati e le mirabili vicende di un dipinto della Vergine.

Roma 1915.

CELLETTI, I Colonna Principi di Paliano. Milano 1960.

COMPARELLI, Gli aspetti religiosi dello Statuto di Paliano del 1531, in “Terra Nostra” gennaio-febbraio 1993, nn. 1-2

COSTAMAGNA, I principi di Paliano e alcuni momenti della committenza Colonna nella Campagna, in “L’arte per i Pati e per i principi nella Campagna romana. Grande arte del’600 e del ‘700” Roma 1990

DE SANTIS , Santa Maria Pugliano presso Paliano. Casamari 1974

NAVONE, Appunti storici, in “Archivio della Società romana di storia Patria” Roma 1920

NICOLAI, Pittura di storia e nascita di un mito: il Trionfo di Marcantonio Colonna nella Fortezza di Paliano, in “Arte e committenza nel Lazio nell’età di Cesare Baronio” Gangemi editore, Roma 2009

PACITTI, Storia della Terra di Paliano. Cave s.d.

TUCCI-SAVO, GIOVANNONI, Paliano,  dalle origini ai nostri giorni. Tivoli 1933

TOMASSETTI, Paliano, in “La Campagna romana antica, medievale moderna “ Roma 1912, Vol. III

 

Per la Battaglia di Lepanto:

BEECHING , La battaglia di Lepanto. Bompiani 2000

CAPPONI, Lepanto 1571 – La Lega santa contro l’Impero Ottomano. Il Saggiatore 2008

GARGIULO, La battaglia di Lepanto, 7 ottobre 1571. Edizioni Biblioteca dell’immagine 2004

PETACCO, La Croce e la Mezzaluna. Lepanto 1571. Mondadori 2006

PETACCO, L’ultima Crociata. Le Scie Mondadori 2007

Testi e riferimenti

Testi e ricerche storiche            ROBERTO SALVATORI

Foto                                            ASSOCIAZIONE TURISTICA PRO LOCO

 

Bibliografia

BIZZARRI, La città di Paliano, il castello di Zancati e le mirabili vicende di un dipinto della Vergine.

Roma 1915.

CELLETTI, I Colonna Principi di Paliano. Milano 1960.

COMPARELLI, Gli aspetti religiosi dello Statuto di Paliano del 1531, in “Terra Nostra” gennaio-febbraio 1993, nn. 1-2

COSTAMAGNA, I principi di Paliano e alcuni momenti della committenza Colonna nella Campagna, in “L’arte per i Pati e per i principi nella Campagna romana. Grande arte del’600 e del ‘700” Roma 1990

DE SANTIS , Santa Maria Pugliano presso Paliano. Casamari 1974

NAVONE, Appunti storici, in “Archivio della Società romana di storia Patria” Roma 1920

NICOLAI, Pittura di storia e nascita di un mito: il Trionfo di Marcantonio Colonna nella Fortezza di Paliano, in “Arte e committenza nel Lazio nell’età di Cesare Baronio” Gangemi editore, Roma 2009

PACITTI, Storia della Terra di Paliano. Cave s.d.

TUCCI-SAVO, GIOVANNONI, Paliano,  dalle origini ai nostri giorni. Tivoli 1933

TOMASSETTI, Paliano, in “La Campagna romana antica, medievale moderna “ Roma 1912, Vol. III

 

Per la Battaglia di Lepanto:

BEECHING , La battaglia di Lepanto. Bompiani 2000

CAPPONI, Lepanto 1571 – La Lega santa contro l’Impero Ottomano. Il Saggiatore 2008

GARGIULO, La battaglia di Lepanto, 7 ottobre 1571. Edizioni Biblioteca dell’immagine 2004

PETACCO, La Croce e la Mezzaluna. Lepanto 1571. Mondadori 2006

PETACCO, L’ultima Crociata. Le Scie Mondadori 2007

 

Si ringrazia il consiglio dei Giovani di Paliano per la descrizione dei luoghi da visitare a Paliano

Battaglia di Lepanto in cifre

Le cifre della battaglia variano da testo a testo. Ma in generale si possono riassumere così:

 

FLOTTA CRISTIANA (della LEGA SANTA o della SANTA ALLEANZA

comandante in capo: don Juan d’Austria

206 galee, 6 galeazze e 30 navi da carico a supporto. Circa 13.000 marinai, 44.000 rematori e 28.000 fanti imbarcati. L’armamento pesante era costituito da 1.815 cannoni. La squadra navale era così ripartita per provenienza e per ammiragli-comandanti:

                      Barcellona :4 galee-Juan Vasquez Coronado

Spagna         Messina:10 galee-Gian Andrea Doria

                      Napoli:31 galee-Juan de Cardona

Repubblica di Genova :24 galee-Ettore Spinola

Repubblica di Venezia : 105 galee-Sebastiano Venier e Agostino Barbarigo

          “                      “    6 galeazze - Antonio e Ambrogio Bragadin

Stato della Chiesa : 12 galee - Marcantonio Colonna

Ordine di Malta : 3 galee - Pietro Giustiniani

Ducato di Savoia : 3 galee : Andrea Provana di Leini

Perdite: 15 galee distrutte e/o affondate, 7.500 uomini (di cui 4.700 veneti) tra morti e prigionieri.

 

FLOTTA TURCA

Comandante in capo: Mehmet  Alì Mueddhin Zadeh Pascià, il Gran sultano

Circa 235 galee, 10 galeotte e 60 navi minori, 88.000 uomini e 750 cannoni. La flotta era formata dalle squadre navali delle tre capitali dell’impero Ottomano così ripartita per luoghi di provenienza e per ammiragli –comandanti:

Costantinopoli : 90 galee - Mehmet Alì Pascià e Khara Khodja

              “           10 galee + 60 navi minori - Amurat Dragut

Il Cairo : 55 galee - Mehmet Chaoulak o Shaurak(detto Scirocco)

Algeri : 90 galee - Ulϋc Alì (detto Occhiali)

perdite:  50 navi distrutte e/o affondate, 117 catturate, 8.000 uomini uccisi, 11.000 fatti prigionieri e circa 15.000 schiavi ai remi liberati.


Marcantonio Colonna

Nato a Civita Lavinia (l’odierna Lanuvio) nel 1535, comandante della cavalleria spagnola nel 1553, Marcantonio Colonna divenne  principe di Paliano nel 1569 con il privilegio di trasmettere la carica per eredità ai maschi primogeniti della famiglia. Da papa Pio V fu nominato capitano generale nonché ammiraglio della flotta pontificia e dell’Ordine di Malta nella spedizione contro i turchi.

  Nonostante fosse ostacolato nella sua azione, riuscì tuttavia a smussare i contrasti tra la Spagna e Venezia e a ricucire, grazie a non comuni doti diplomatiche,  i rapporti tra quest’ultima e Genova, le due rivali divise da secoli dagli interessi economici e dall’orgoglio nazionalista.

   A Lepanto il Colonna contribuì grandemente alla vittoria finale. Messo a riposo forzato e in cattiva luce dalle gelosie degli spagnoli e dei baroni romani, ebbe tuttavia la nomina a vicerè  di Sicilia nel 1577 e nel 1584, invitato in Spagna con il pretesto di  un’offerta per il comado dell’Invencible Armada, la flotta di Filippo II, Marcantonio morì improvvisamente a Medinacoeli il 1° agosto, forse avvelenato dai suoi rivali.

  Durante la controriforma un rinnovato ed entusiastico fervore religioso attraversava l’Europa cattolica. Allarmato dalla dilagante minaccia turca nel bacino del Mediterraneo, Pio V promosse un nuova ‘Crociata’, coagulando attorno ad una Lega Santa la Spagna,  la repubblica di Venezia e i maggiori siti italiani. Una flotta di oltre 200 navi al comando di don Juan d’Austria , mosse incontro a quella  turca presso le isole Curzolari  e nel golfo di Lepanto, nel canale di Corinto (Grecia) la distrusse in gran parte il 7 ottobre 1571. Le cifre dello scontro furono impressionanti: con più di 500 navi coinvolte, Lepanto rappresentò sul piano militare la più grande battaglia della storia della marina a remi e la vittoria della Lega, sorretta senz’altro da una superiore tecnologia, allontanò per qualche tempo la minaccia turca dalle coste del Mediterraneo occidentale. Nonostante un maggior numero di navi e uomini e l’apporto dei tre più abili pirati barbareschi: Ul ϋc Alì (detto Occhiali), Mohammed Scirocco e Caracosa, il sultano Mehmet Alì Pascià perse nello scontro 150 navi e circa 18.000 uomini, mentre la flotta cristiana ebbe 15 galee distrutte o affondate e 7.500 uomini morti o prigionieri.

  Dopo la vittoria, Pio V e la città di Roma vollero tributare a Marcantonio Colonna solenni oneri simili a quelli che un tempo erano riservati ai condottieri romani quando tornavano vincitori con le loro legioni. Gli fu reso omaggio prima nel suo feudo di Marino, dove sostò qualche giorno, e poi a Roma, quando “…il corteo si formò alla Porta di Santo Bastiano…percorse la via Sac

ra, tra il Colosseo, la Domus Aurea, il Settizonio, il Campidoglio fino a San Pietro…”. La descrizione della parata e di quanto avvenne il 4 dicembre 1571, giorno del trionfale ritorno,sono riportati in due lettere : la prima di Domenico Tassolo indirizzata ad Annibale Bussi di Viterbo, l’al

tra di Francesco Albertonio inviata ad un tale Severoli. Forse da questi documenti, oppure da qualcuno incaricato dai Colonna di “ registrare” l’evento,l’autore degli affreschi  e delle decora

 

zioni nel Forte di Paliano trasse gli elementi per riprodurlo fedelmente sulle pareti delle stanze private di Marcantonio.

La moda e il costume del XVI secolo

LA MODA E IL COSTUME NEL XVI SECOLO

 

   Nell’Europa del primo Cinquecento non si avvertirono ancora i cambiamenti che stavano avvenendo in campo artistico, le cui tendenze erano ancora ispirate e influenzate dall’Italia, che continuò ad irradiare la sua cultura, la sua arte e la sua moda. Durante la seconda metà del XVI secolo l’Italia attenuò le sua supremazia culturale, di conseguenza anche il costume subì una modificazione nello stile. Dalla Spagna, a quel tempo potenza egemone, arrivò un modo nuovo di dettare la moda, tuttavia l’abbigliamento italiano rimase comunque abbastanza equilibrato, evitando ogni eccesso e togliendo sempre tutto ciò che appariva ostentato. L’abito femminile divenne più consistente, elaborando una linea orizzontale enfatizzata dal vertugado che allargava la gonna, abbandonando lo strascico della veste. La vita alta si arricchì di ricche linee di passamaneria, le spalle si allargarono, le scollature divennero quadrate e profonde, le maniche presero una forma a palloncino nella parte superiore, e sopra il gomito vennero attaccate maniche aderenti, elaborate e ricche di intagli che mostravano la camicia arricchita ai polsi da bellissimi pizzi di Venezia. Colori vivaci e contrastanti arricchirono i velluti, i damaschi, i broccati, il rigido taffettà e le sete.

   Anche l’abbigliamento maschile subì sostanziali modifiche, diventando rigido e chiuso nei giubbotti imbottiti indossati sopra la voluminosa camicia chiusa fino al collo, arricchita di gorgiere o lattughine  lavorate e  inamidate che ornavano anche  i polsi. I calzoni erano imbottiti, foderati e chiusi a palloncino che arrivavano appena sotto il cavallo, avendo al bacino una forma molto allargata. Erano formati da tante strisce di tessuto poste verticalmente, che lasciavano vedere la stoffa sottostante, sempre con colori contrastanti. Si continuavano a portare i mantelli e la guarnacca invernale e il lucco estivo. Il cappello più usato rimase la berretta, che però si arricchì di molti ornamenti. Caratteristiche furono le scarpe con la tomaia larga a forma di zampa d’anatra arricchite di intagli.

   Il costume militare perse d’importanza perché gli eserciti erano prevalentemente formati da soldati di ventura, che non avevano un’uniforme propria. Divennero invece sempre più ‘artistiche’ le armature e in particolare quelle da giostra, che si distinguevano da quelle da guerra perché cesellate ‘a rilievo’ e spesso dorate e incise. E’ interessante, a riguardo, la descrizione dell’abito indossato da Marcantonio Colonna durante il suo trionfale ingresso a Roma il 4 dicembre 1571, dopo la vittoria di Lepanto: «…aveva indosso un cappotto di velluto nero foderato di pelli di gran valuta e cappello simile in testa con treccia d’oro, giuppone di raso ornato d’argento, stivaletti bianchi e calze di seta incarnate, con la collana al collo del Tosone …»

Paliano

Il Palio

Il corteo

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